Auto ad aria compressa: sulla strada del risparmio
Giulio Orzieri 24 Febbraio 2016

Per molti anni, abbiamo accarezzato il sogno di poter guidare una vettura alimentata elettricamente. Ci hanno anche proposto progetti alquanto futuristici di vetture alimentate ad acqua, mai entrate in produzione. Ora che il sogno dell’auto elettrica è diventato realtà, e in ogni città circolano vetture elettriche e ibride, c’è una nuova frontiera da raggiungere e conquistare: l’auto ad aria compressa.

L’auto a impatto zero per eccellenza. Il cui motore viene alimentato grazie all’aria fortemente compressa che viene sparata a gran forza dentro i serbatoi.

E se vi dicessimo che questo vero e proprio sogno esiste? Sorpresa! Ecco a voi AirPod, progettata da un ingegnere francese, Guy Négre – che per primo al mondo, nel 2001 presentò un prototipo di autovettura ad aria compressa,Eolo, mai entrata in produzionema prodotta in Italia e più precisamente in Sardegna.

Non a caso il suo ideatore è francese, dal momento che la Francia, da diversi anni, è impegnata a tramutare alcuni progetti di auto ad aria compressa, in realtà.

Di AirPod si parlava già da qualche anno, precisamente dal 2012, quando in luglio a Cagliari, venne presentata con alcuni test su strada, fugando peraltro molti dubbi relativi alle prestazioni.

È comunque indubbio che, questo tipo di progetti, possano trovare ostacoli alla produzione su larga scala proprio da chi comanda sul settore del petrolio: trovare una soluzione nettamente alternativa, più che di difficile attuazione tecnica può risultare difficile politicamente parlando.

Eppure, ecco che la produzione è avviata, e ad averne l’esclusiva – al momento – è un’azienda Made in Italy, la Air Mobility Consortium, il cui core business è quello di progettare, produrre e distribuire “veicoli a zero e a bassissima emissione di CO2, alimentati ad aria compressa e fornire servizi di manutenzione dei veicoli indicati” come si legge sul profilo del sito aziendale.

Auto ad aria compressa: come funziona

Il motore di un’autovettura ad aria compressa, è un gioiello della progettazione meccanica. Ai propulsori è dato l’incarico di convertire – attraverso un movimento rotatorio costante – l’aria che viene compressa in azione motrice meccanica.

I pistoni e le turbine, vengono mossi proprio a causa della forte pressione dell’aria che, uscendo dai serbatoi, crea l’azione che rende possibile alla vettura di muoversi, azionando i pistoni e le turbine montati sull’albero motore. Nulla di più semplice.

Come si può comprendere, il lato positivo è determinato dalla totale mancanza di emissioni nell’aria. Una manna per l’ambiente.

Ma non è tutto oro quello che luce. In tutto ciò, esistono – ancora – delle limitazioni, soprattutto per ciò che riguarda la potenza emessa, che nei modelli attualmente in produzione, è bassa e non supera i 7 kw nei tre modelli disponibili alla vendita.

Come sarebbe risolvibile questo problema? Dotando le vetture di grosse bombole in grado di immagazzinare molta aria per poi immetterla – a forte pressione – nel circuito del motore, ma anche così, considerando le dispersioni di aria che derivano dal processo di immissione, non si giungerebbe comunque a un’alimentazione di livello tale da permettere prestazioni interessanti alla circolazione stradale tradizionale.

Inoltre, diversamente da ciò che accade con le vetture alimentate elettricamente, in grado di trasformare l’energia prodotta elettronicamente in energia motrice, il processo di alimentazione ad aria compressa è particolarmente oneroso, economicamente parlando.

Conclusioni

Attualmente, a parte le prove su strada, la realizzazione di alcuni modelli, come l’AirPod Standard, minivettura ad aria compressa biposto, la AirPod Cargo, dalle dimensioni più grandi e, come si legge dal sito istituzionale “Ideale per le consegne in città: servizi consegne e spedizioni, uffici postali” e la AirPod Pickuputile in ambiti urbani come manutenzione stradale, aree verdi, a supporto di pattuglie di polizia stradale, ecc.” ci sarà ancora da attendere, prima di vedere in circolazione un certo numero di queste vetture alimentate ad aria compressa.

Vuoi per i limiti tecnici, vuoi per i contrasti operati dalle industrie petrolifere che non hanno certo vantaggi dell’immissione, su larga scala, di autovetture del genere, il sogno di guidare un’auto ad aria è possibile – anche in considerazione dei costi ragionevoli di acquisto, di circa 10.000 euro – ma senza andare troppo lontano…

Giulio Orzieri

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